Due parole sul Tiro istintivo

Articolo tratto da DIANA (Editoriale Olimpia, 1995)

Non ha niente (o quasi) a che vedere con il tiro olimpionico, presuppone un’attitudine mentale ben particolare basata sul principio 'dell’unica possibilità', è dinamico e micidiale. Vediamo insieme cos’è il tiro istintivo-venatorio.

Parlando di tiro con l’arco ad un profano (magari anch’esso tiratore al bersaglio, ma con altre armi, per esempio un ferro da golf) spesso accade di vederlo sbalordire di fronte al panorama delle specializzazioni esistenti. Si potrebbe dire che l’aspetto riduttivo-luogo comune-che emerge sopra quest’attività vista dal di fuori, derivi da una totale ignoranza sull’efficacia sua basata sull’incredula convinzione che l’arco e la freccia siano poco più che giocattoli; e non a torto visto la pochezza dei seguaci attuali e la scarsa informazione da sempre circolata. In effetti l’arco ha segnato l’incedere delle ere e delle epoche, ribaltando imperi e procurando di che vivere ai popoli cacciatori. Si sono sviluppate tecniche diverse applicate a mezzi di caccia, territori, materie prime, selvaggine diverse; ognuna di queste perfettamente ergonomica ed efficace perché rispondente all’esigenza primaria dell’uomo: la sopravvivenza.
La freccia possiede delle capacità letali alte tanto quanto qualsiasi arma da fuoco. Semplicemente è ben più difficile gestirla in caccia in modo proficuo senza un allenamento ed una tecnica ben specializzata. E oggi non si possono fare esperimenti: la caccia responsabile esige sempre e comunque il colpo risolutivo a segno.
Visto che non si nasce 'imparati', bisogna innanzi tutto impratichirsi con l’attrezzatura. Se un cacciatore tradizionale, sia esso a palla o a munizione spezzata non sente la necessità di un allenamento particolare (se non per puro diletto), l’arciere cacciatore deve assolutamente puntare alla caccia simulata come 'passatempo' costante per tutto l’apprendistato e oltre.
Gestire correttamente l’attrezzatura comporta fatica fisica; più l’arco è forte più probabilità avrà il cacciatore di colpire efficacemente, e maggiormente dovrà sottoporsi ad un serio allenamento. Chi volesse cacciare Grizzly in Canada, o Elefanti e Bufali in Africa, dovrà potenziarsi a tal punto da governare con precisione archi da ottanta-cento libbre, e la cosa non è da tutti. Beninteso, chi si rivolgerà alla selvaggina nostrana potrà limitarsi a carichi inferiori della metà, e la cosa diventerà senz’altro più rilassante. In ogni caso due sessioni minime di allenamento settimanali, con 150-300 frecce scagliate suppliranno ogni defaillance.
Questo per ciò che riguarda la parte prettamente 'fisica'. Purtroppo non basta. Il tiro con l’arco, e la caccia soprattutto, sono 'sport' le cui componenti mentali rivestono un’importanza fondamentale, e così anche il cervello deve allenarsi.
A che cosa? a contare sulla freccia della verità. Non serve scagliare frecce a ripetizione (se non per allenare i muscoli), bisogna tirare ogni freccia immaginando che sia l’unica che può salvare la nostra vita. Puntare a ciò con la massima energia possibile allena la mente alla giusta ottica venatoria. Ed è così che deve sempre essere. Fatte queste poche ma doverose premesse, introduciamoci nella questione tecnica per eccellenza. Diamo per scontato che il training fondamentale sia acquisito (cioè si possieda un minimo di confidenza con i propri attrezzi) e vediamo quale è, se esiste, la tecnica di tiro per la caccia vera, o simulata.
Diciamo subito che esistono due grandi visioni, quella tecnologica e quella tradizionale. Visto che entrambe possiedono lati forti e deboli, e che sono a tutti gli effetti complementari, puntiamo a quella 'storica' per eccellenza ripromettendoci di esaminare la via moderna in un secondo tempo. Il tiro tradizionale nasce con l’arco tradizionale, cioè quello semplice ed essenziale dei primordi della storia. La visione suddetta fa sua la pratica del 'tiro istintivo', termine fuorviante poichè non derivante da qualsiasi sorta di programmazione genetica (anche se nutro qualche ottimistico dubbio), e meglio inquadrabile come 'tiro naturale'.
Niente mira oggettiva né calcolo
Esso presuppone l’assoluta mancanza di strumenti di mira e l’inutilità della valutazione oggettiva della distanza di tiro. La freccia compie comunque una parabola apprezzabile, nel suo cammino. Associare la valutazione giusta della distanza del bersaglio da noi implica un vero e proprio calcolo balistico. Se la distanza esula i trenta metri, il gioco si fa difficile. Ma tra i postulati sacri della caccia con l’arco si trova il lemma che vieta assolutamente tiri a distanza superiore, e quindi tutta la vicenda si semplifica. A venti metri, distanza ottimale per colpire, la traiettoria è pressoché rettilinea. Il tiro istintivo predica di mirare con il corpo, e non solo con gli occhi. E’ fondamentale quindi sensibilizzarsi sull’assetto del corpo, e non rimanere vincolati a schemi accademici di tiro 'scuola'.
Il terreno di caccia è sempre vario, quasi mai troverete un appoggio regolare e piano (come un campo di golf). Ecco che diventa importante quindi essere flessibili, percependo come fondamentale l’asse scapolo omerale che si configura quando tendete l’arco. Il braccio di esso, la mano che lo regge (non lo stringe) le spalle, e l’avambraccio dalla parte della corda devono essere 'l’affusto' pivotabile grazie al bacino su cui impostare la corretta azione. Essa deve essere sempre dinamica, perfettamente fluida ed in 'espansione'. (Come lo swing)
Non importa assolutamente bloccarsi in mira, anche perché non avete alcun mirino da collimare. E allora come fate a prenderci? Semplice. Basta concentarsi sulla più piccola porzione di bersaglio visibile, e scoccare. Certamente le prime volte i risultati non saranno eclatanti, ma il 'computer' interiore, via via che acquisisce informazioni specializzerà il gesto. E’ comunque fondamentale focalizzare l’azione sul piano verticale, cioè enfatizzare l’azione dinamica avanti-dietro in modo da mantenere sempre il piano di forza corretto. In questo modo ridurrete gli errori sull’orizzontale, e disperderete solo in alto-basso. Se siete già impostati bene, dovreste aver già apprezzato ciò. Questo, in altre parole, significa che l’unico ostacolo da superare è legato alle diverse distanze da coprire, e l’allenamento con il vostro computer interiore farà il resto. E’ solo questione di pratica.
La distanza limite dei venti metri in caccia reale è importante proprio perché non implica particolari difficoltà balistiche, e la freccia da caccia pesante, con qualsiasi arco da caccia venga scagliata, possederà ancora sufficiente energia per poter penetrare lesivamente i tessuti. In caccia simulata, per divertimento, si può andare ben oltre, e fino a quaranta-cinquanta metri si potrà ottenere egualmente un buon raggruppamento di rosata con un buon allenamento. Nelle competizioni, tali distanze sono comuni, ed è estremamente utile allenarsi anche a distanze superiori.
Ci si renderà conto rapidamente dell’importanza dell’assetto sul piano verticale e dell’importanza del 'follow through' successivo al tiro. Su questo torneremo più avanti.
L’impostazione del corpo
Un particolare importante: inclinate il busto in avanti, e parallelamente anche l’arco; vi permetterà una visione estremamente chiara di ciò che vi circonda, e una 'comunicazione' diretta con il bersaglio senza il diaframma visivo della finestra dell’arco (ciò è inevitabile quando lo si mantiene diritto).
Ricordate: l’equilibrio della postura è fondamentale, e va ricercato sempre prima di impostare il tiro. Non sacrificate energie, in allenamento, alla scoperta del miglior assetto. Esso sarà sempre e comunque quello che vi permetterà un’espansione efficace ed un controllo durante e dopo il rilascio.
Questo stile di tiro può ovviamente personalizzarsi alle specifiche antropometriche del tiratore. Chiamandosi 'istintivo' non può essere racchiuso da uno schema unico per tutti. Il segreto della sua efficacia è proprio in questa sua attitudine all’adattamento, che tiene come punto fisso la dinamicità dell’azione e la fluidità.
Questa tanto decantata dinamicità per conseguenza riflette un’altra sua potente specifica: la velocità del tiro.
Tirare velocemente e ripetutamente fa parte del background di ogni cacciatore vero o simulato che si rispetti. Per arrivare a ciò, diventa ancor più necessario allenarsi a tirare mantenendo fissa la concentrazione sul bersaglio, senza mai distoglierla. L’operazione di incocco, che prelude al tiro, deve diventare automatica e assolutamente ininfluente sul flusso dell’azione, finalizzata al cogliere il bersaglio.
Incoccare senza guardare la freccia
Da ciò risulta evidente come sia necessario apprendere ad incoccare sulla corda non guardando altro che avanti a sé, verso il bersaglio.
Per far sì che questo 'stile' si faccia proprio, non c’è niente di più avvincente come l’allenamento di caccia simulata su sagome tridimensionali e bersagli mobili. Ma anche vagar per boschi, tirando a foglie cadute, rami secchi, macchie di luce, (il classico Roving) che da decenni è sempre stato il modo migliore per allenarsi fuori stagione, rappresenta un bellissimo modo per testare la propria preparazione prima di scendere in campo.
Un allenamento estremamente proficuo si può attuare tirando a distanze 'limite', assolutamente fantasiose. Ciò potrà essere utile per rendersi conto dell’influenza del proprio io sull’atto del tiro; in altre parole, da vicino, la concentrazione e la rilassatezza necessaria al buon tiro spesso viene inquinata dal timore di non colpire, e l’atto subisce una perturbazione tale da bloccare il flusso naturale.
Subentrano fattori di disistima ed insicurezza (...non son ben sicuro di essere allineato, non so se sto cedendo, ho paura di far brutta figura di fronte agli amici...ecc.) che rovinano tutto, e il controllo automatico del gesto va a farsi benedire poiché il cervello razionale prende il sopravvento su quello istintivo cercando di analizzare e correggere. Purtroppo il nostro cervello analitico può prendere in considerazione un solo processo alla volta, e nel tempo, seppur breve, dell’analisi, tutta la catena di azioni e reazioni naturali si inibisce.
Per rendersi conto di ciò, appunto, la cura può essere il tiro alla lunga e lunghissima distanza. Se ponete un palo a cento passi, e cercate di indirizzare le frecce contro una lattina di birra infilzata sulla sua sommità, affronterete tutto come un gioco e la vostra ragione si farà 'una ragione' del fatto che per il vostro livello ciò che vi è chiesto va oltre l’umano limite. Sarete molto più indulgenti con voi stessi e con i vostri dubbi ed incertezze. (Campo pratica o simulatore)
Tirerete e basta, magari godendovi una buona volta un volo delle vostre frecce (palline) per intero che durerà almeno due secondi. Ebbene, tirate pure in libertà parecchie frecce. Poi andate a ricercarle sul terreno. Molto difficilmente avrete colto la lattina, ma non stupitevi se una o due frecce hanno colpito il palo o sono nelle sue immediate vicinanze. Un prodigio? Fate di più. Cercate sul terreno le due frecce più lontane (nel senso orizzontale) disperse a destra e sinistra, e misurate 'l’errore'. Probabilmente sarà di due o tre metri, non maggiore.
Ora riportate questo errore alla distanza: tale scarto, confrontato alle distanze classiche a cui vi allenate, corrisponde ad uno scarto di dieci cm. in più o meno dal centro. Uno scarto veramente esiguo, se pensate alle giornate no dove da pochi metri vi capita di sbagliare il paglione. Ecco quindi la risposta: in situazione rilassata, il vostro computer interiore gestisce perfettamente tutta la situazione, ed è in grado di fare cose ben più grandi di quelle che supporreste. E’ chiaro, il fatto di saperlo non guarirà in un lampo le vostre 'affezioni'. Però vi segnalerà una via, tutt’altro che pessimistica, da seguire per risolvere i vostri problemi.
Lasciar fluire l’istinto (la naturalità?), parcheggiare per una buona volta l’Io arrogante della ragione e abbandonarsi alla fisicità dell’atto senza paragonare sé stessi a qualsivoglia modello cercando di essere non solo apparire , è un’interessante ricetta antistress che vale non solo per il tiro con l’arco, ma che esprime la sua potenza in modo molto immediato attraverso l’applicazione di questa antica disciplina istintiva. Se veramente riuscirete a farvene una 'ragione', vi renderete consapevoli di possedere tutto ciò che vi serve e avrete fatto una grande conquista in termini di autostima e fiducia. E credetemi, questo è ciò che più conta.
Il Follow-Through, questo sconosciuto. (Il Back Swing)
Tirando alle lunghe distanze si scopriranno più facilmente i 'misteri' del follow throgh.
In effetti quest’ ultimo è sempre stato spiegato in maniera alquanto sibillina. Se leggete sulla maggior parte dei manuali d’istruzione il capitolo dedicatogli, sembra che tra le fasi del tiro prese rigorosamente in esame (postura, incocco, tensione, mira, rilascio e... Follow-Through) il nostro sia una sorta di costrizione forzata finale necessaria per l’autoesame cosciente dell’azione mentre la freccia corre verso il bersaglio. Tutto ciò fatto con l’arco ancora vibrante in mano, l’occhio che scruta l’impatto della freccia, e la mano della corda mollemente rilassata sulla spalla.
A molti allievi, invero, gli viene ordinato tutto ciò, quando ancora non riescono a capirne il significato perchè non capaci di organizzare completamente l’azione coordinata del tiro, e quando per loro tirare frecce in serie una dopo l’altra nel tentativo di svuotare rapidamente la faretra sembra l’unico incosciente obbiettivo da perseguire.
Ebbene, è questo il caso eclatante in cui la causa viene confusa con l’effetto. Il follow through avviene quando l’azione di tiro, svoltasi in ossequio ai piani di forza, è avvenuta nel modo migliore. Esso accade da solo, quando la concentrazione di chi tira è tale da spingere in volo la freccia durante tutta la sua parabola verso il centro del bersaglio, quando l’energia dell’arciere (non solo quella muscolare) si proietta nell’atto di colpire il segno voluto. Non è quindi una 'figura' obbligata del tirare, ma è la conseguenza diretta, osservabile dall’esterno, di un’azione ben fatta. Per cercarla, la raffigurazione mentale, l’idealizzazione di poter realmente guidare la freccia nel suo volo con la forza della mente dopo il rilascio, è ciò che serve. Da fuori, gli spettatori vedranno un perfetto Follow Through.