La Manutenzione del Cervello

Articolo tratto da ARCO (Greentime Editori, 1996)

Fare "manutenzione" in casa, alla sera, è un gran bello. Pochi, tra tutti gli arcieri che conosco, sostengono che mettersi comodi davanti a frecce da riparare, costruire, modificare sia odiosamente fastidioso. Coccolare il proprio arco (i propri ferri e legni), è coccolare sé stessi. Personalizzare tante piccole cose è renderle più proprie. Quest’aspetto della vita arcieristica ne scopre un altro, ben più profondo, legato ad una altra e più importante manutenzione: quella del cervello.

Queste note provengono da un cacciatore che usa l’arco al posto del fucile. Non vengono da uno psicologo né da un maestro Zen. Se troverete ripetuti esempi venatori, ciò accade per via della mia esperienza, della quale soffertamente conosco i risvolti "tecnici".

Ma non sono a senso unico. Toccano, seppur timidamente, la problematica legata agli imperscrutabili e oscuri processi mentali che si ritiene siano gli unici veri responsabili di quella dote essenziale, la precisione, che è tanto agognata da tutti coloro che tirano d’arco e giocano a golf. E quindi devono riguardare tutti. La paura del bersaglio occhieggia dietro l’angolo di qualsiasi percorso personale, agonistico o venatorio che sia. Prima o poi salta fuori, e quando accade son dolori.

Non esiste la ricetta per sconfiggerla, ma esistono sistemi per conviverci senza traumi, e soprattutto modi di aggredirla per ridurne gli effetti.
Cacciare, e vivere la natura da cacciatori è un richiamo potente; lavorare su di sé attraverso la Caccia (lo sport del golf) rappresenta una fetta di piacere a cui non mi è possibile rinunciare perchè fa parte del gioco della vita senza mezze misure.
Se esplorare, scoprire, appostarsi, attendere, vagare, braccare, inseguire e tracciare sono i verbi che più si coniugano tra chi caccia, l' altra metà del piacere la si ritrova nel coccolare, migliorare ed accudire la propria attrezzatura venatoria (la propria attrezzatura golfistica).
Stessa cosa, forse ancor più tecnica ed affilata, riguarda l’agonista, e l’appassionato di armi antiche.
Se per un cacciatore "tradizionale" che usa il fucile la fine della stagione significa più o meno il termine stagionale del rapporto di complicità con la propria arma, per l' arciere ciò non è possibile. L' allenamento e la competizione sono il nuovo stimolo, sicuramente meno potente ma ugualmente sonoro, che, leggi sempre permettendo, alimenteranno le stagioni morte.
Il cacciatore si spoglia della sua mimetica e ritorna semplice arciere, caccia non più il cinghiale ma si accontenta di scoccare le sue frecce contro i simulacri della sua preda preferita. Se tre mesi all' anno vengono vissuti intensamente, i restanti devono servire per non perdere l' occhio e l'attenzione, sfruttando l' immaginazione e visualizzando l'atto di caccia nei minimi particolari per poter essere sempre pronti.
Tirare con l'arco (giocare a golf) è al novanta per cento un problema di mente; la tecnica e l'attrezzatura sono importanti, ma mai così pregiudiziali nei confronti di un' azione ben condotta.
Ecco perchè la manutenzione più importante è da riservare proprio all' arciere (al golfista), e tale training deve essere sempre condotto con coscienza.
Uno dei problemi più grossi che possono intervenire al cacciatore durante la sua carriera in America è chiamato sinteticamente Buck Fever, che, tradotto suona come la febbre da trofeo. Il tiratore parla invece di "paura del giallo", e panico da bersaglio (buca), che sono la stassa identica cosa.
Capita sovente infatti che ottimi arcieri, al sopravvenire di problemi personali (problemi che la vita d' oggi è ben prodiga ad elargire) perdano il controllo delle proprie emozioni e trovandosi di fronte al "trofeo" della loro vita (magari un birdie in un par 5 lungo), quello sempre agognato e idealizzato, non riescano a trovare la forza per compiere un gesto ben fatto; ciò si traduce in una trazione dell' arco incompleta, oppure un rilascio troppo affrettato, oppure in un vero e proprio "congelamento" davanti alla preda ignara, proprio come succede a John Voight davanti al cervo nel bel film Un tranquillo Week End di Paura del regista John Boorman.
Davanti al bersaglio di carta avviene la stessa cosa: impossibilità di uscire da clicker, difficoltà nel concentrarsi sull’oro, con l’ insoddisfazione e l’insicurezza che portano alla dispersione della rosata.
In passato assistetti a veri e propri drammi personali. Un arciere agonista, terrorizzato dal centro dorato della targa ingigantito dalla diottra del suo compound, arrivò a tarare il suo mirino sul rosso...pensando di ingannare il nemico che gli stava dentro Ho visto arcieri tradizionali montare clicker sul longbow, per impedirsi lo snap-shooting, anche a costo di snaturare la bellezza del proprio arco.
E potrebbero farsi decine di esempi sullo stesso stampo.
Ciò pare derivi da un conflitto tra la mente conscia, razionale, e quella inconscia ed istintiva. Questo conflitto di competenze porta ad una vera e propria interruzione del gesto, e conduce inevitabilmente all' errore.
L'insicurezza interiore è una delle cause che più di ogni altra provoca l' insorgere di questo morbo, e la cura più efficace consiste nel...vivere felici e spensierati, guadagnare un sacco di soldi, avere successo nella vita, credere nelle proprie idee, esser pieni di donne che bramano la tua conoscenza (nel caso dei maschietti) rivolgersi verso la vita con atteggiamento positivo e creativo, essere innamorati e ricambiati, insomma essere compiutamente felici.
Qualcuno forse ha qualche altra idea?
Più l’elettroencefalogramma è piatto, più non ci si pone problemi. Più il gesto è automatizzato in modo animale, più ci si piglia. Più ci si chiede il perché delle cose, e si soffre nel non scoprirlo, maggiormente ci si frustra. Potremmo portare in esempio fior di filosofie. Ma il fatto resta: quando ci si mette in dubbio, e si reagisce angosciati, il target panic è pronto a tessere le sue insidiose trame.
A volte accade per gradi, lentamente ed inesorabilmente. A volte arriva all’improvviso. Quando ci si è dentro, è troppo tardi per uscirne al volo.
Si può adottare una medicina preventiva: dosare il proprio allenamento, quindi l' attività post-stagione, con intelligenza portando attenzione via via sempre maggiore sull' atto in se' e visualizzando, ad esempio prima di addormentarsi, azioni sempre ben riuscite nei minimi particolari.
Dato che il cervello inconscio non è in grado di distinguere tra un' azione vera e una immaginata, esso prenderà per buona quest' ultima e tenderà ad allenarsi sempre nel modo migliore.
Naturalmente la cosa non è così semplice, e probabilmente chi dovesse essere contagiato da questo pernicioso morbo dovrebbe farsi consigliare da un esperto, ma un' ottima manutenzione cerebrale preventiva, semplice e rilassante come quella descritta, non può che far bene, anche a chi non suppone neppure l'esistenza di quest' oscura possibilità di cortocircuitare.
In tema di manutenzione, quindi, tralasciando i problemi legati alle tecniche vere e proprie di allenamento specifico, la strada migliore è quella che porta ad una semplificazione via via crescente dei possibili problemi in agguato. Tendere ripetutamente l'arco (fare swing perfetti) tutte le sere per qualche decina di minuti mantiene in forma, e se durante le trazioni si visualizza una situazione vissuta e positiva, conta di più che tirare centinaia di frecce ripetendo errori subdoli e mimetizzati.
Se ogni giorno si potesse tirare una sola freccia, immaginando di dover dipender da essa in modo totale e vitale, ci si preparerebbe psicologicamente all' azione con un' intensità talmente forte che gli imput al cervello sortirebbero un effetto certamente positivo, e ci si allenerebbe alla vera caccia ed al vero tiro a segno nel modo migliore.
L’mmaginazione, dunque, è il nostro migliore alleato. Chiunque ha dentro di sé l’immagine di ciò che vorrebbe essere. Visualizzare nei minimi particolari l’azione gratificante vissuta magari in passato, arricchendola via via con particolari sempre più vividi (potreste arrivare al punto di sentire suoni e percepire odori) serve perfettamente da training virtuale. Eminenti studi hanno dimostrato come questo possa integrare l’allenamento reale (negli sport d’abilità) e, a volte, possa addirittura sostituirlo.
All’inizio costa fatica. C’è chi è più portato, e di certo chi ha la fantasia che è abituata a galoppare e a creare non avrà problemi. Partite per gradi, analizzate il gesto nei minimi dettagli, esprimete ciò che avete sempre sognato in un’immagine vivida, e portatelo fino a fondo. Più l’immagine sarà ricca, e virtualmente vera, più sarà efficace.
Tirar frecce (palline) è piacevole comunque, e visto che per farlo non sono necessarie licenze, poligoni e non esistono particolari restrizioni se non quelle dettate dal buon senso, se l' interesse principale dell' arciere è la caccia o l’agonismo, allora è fondamentale farlo con criterio, senza disperdere energie mentali o peggio, canalizzarle verso una ripetizione di un qualcosa di errato. Se è difficile allenarsi per il verso giusto, è facilissimo allenare il cervello istintivo con qualcosa di sbagliato.
Esso non è in grado di discriminare tra bene e male, e allora il minimo che può succedere è il blocco psicologico nel momento della verità, proprio quando davanti a se' compare l'obbiettivo di una vita di caccia, quando dal folto della foresta esce allo scoperto il "palco" dei sogni, o quando la freccia dello spareggio finale sta per uscire dal clicker.
Fare manutenzione all' attrezzatura, dopo aver spiccato questi voli in terreni insicuri legati alla propria psicologia, rappresenta un' ulteriore via per accrescere la confidenza e le fiducia in se' stessi come arcieri.
L' obbiettivo di ogni tiratore d'arco è, che ciò lo si razionalizzi o meno, diventare tutt'uno con il proprio bastone incordato e la freccia da scagliare a bersaglio. In poche parole contare su di essi, sempre e comunque.
Avere totale fiducia nell' attrezzatura significa possedere una totale confidenza con i propri limiti, in modo maturo e positivo. Significa saper anche improvvisare all' occorrenza qualche espediente, perchè sul terreno di caccia o sul campo di gara non sempre si può disporre del necessario e comunque non farsi mai scoraggiare significa provvedere alle soluzioni di fortuna, il più delle volte risolvendo i guai. Più l' attrezzatura è tecnologica e raffinata, più ovviamente la sua manutenzione diventa difficile da improvvisare, e la legge di Murphy dall' alto della sua pessimistica onnipotenza spadroneggia senza pudore.
Più le cose, e le attrezzature sono semplici, con maggior facilità si potrà ovviare ai piccoli inconvenienti. L’arco non fa il campione. Ahimé, triste realtà. L’attrezzatura, per quanto raffinata, è solo componente parziale della catena di cause ed effetti.
Se volete saperne di più, su questi argomenti, leggetevi Fare Centro dei Quaderni di Yr (Planetario Editrice); è completo e divertente.