Immaginazione e realtà

L’immagine motoria può essere definita come “la capacità per un soggetto di rappresentarsi mentalmente un’azione senza produrre movimento” e come uno stato dinamico durante il quale un soggetto simula mentalmente una determinata azione” (Decety 1996.) Ne consegue quale corollario che l’uso dell’immagine motoria è utilizzabile fruttuosamente in riabilitazione.
È stato verificato che l’immagine esiste come fenomeno biologico e che al pari degli altri processi cognitivi a disposizione dell’attività mentale, svolge un ruolo ben definito al servizio delle capacità organizzative del sistema nervoso centrale. Numerosi studi sono stati effettuati per provare l’esistenza dell’immagine motoria, la sua importanza nella preparazione del movimento.
La risonanza Magnetica funzionale, la PET e altri strumenti di ricerca hanno dimostrato che il movimento non si esaurisce nella contrazione muscolare o nell’attivazione dell’area motoria, ma inizia molto prima, richiedendo un’organizzazione che di volta in volta deve essere elaborata sulla base delle previsione del futuro: l’immagine.
Alla luce di queste nuove acquisizioni non si può non tener conto dell’importanza dell’immagine in riabilitazione.
Studi condotti da Juan Pascual Leon (1995), si sono avvalsi della Stimolazione Magnetica (T.M.S.) per dimostrare le modificazioni che intervengono a livello delle aree cerebrali deputate al movimento durante l’acquisizione di raffinate abilità motorie, sia attraverso l’esecuzione del movimento che attraverso l’uso dell’immagine.
L’esperimento è stato effettuato prendendo in considerazione tre gruppi di soggetti:ad un primo gruppo viene insegnato un esercizio al piano a cinque dita da eseguire due ore al giorno per cinque giorni consecutivi un secondo gruppo, invece, viene istruito ad immaginare solamente di eseguire lo stesso compito con gli stessi tempi, assicurandosi attraverso l’elettromiografia che non avvenisse alcuna contrazione muscolare.
Un terzo gruppo di soggetti non svolge alcun esercizio. A tutti i soggetti è stata praticata giornalmente la T.M.S. delle aree corticali, contrassegnando in particolare i muscoli flessori ed estensori del dito indice. La novità di questo esperimento è che nel gruppo che ha lavorato con l’immagine si riscontra la stessa modificazione delle aree motorie riscontrabile nel gruppo che ha eseguito l’esercizio.

Nel 1992 Yue e Cole hanno confrontato l’incremento di forza muscolare prodotto da un allenamento reale, consistente nella ripetizione di contrazioni isometriche massimali, e l’incremento di forza prodotta da allenamenti effettuati attraverso la sola evocazione di immagini motorie dello stesso compito. L’esperimento prevede la richiesta di effettuare l’abduzione del quinto dito controresistenza da un gruppo, mentre ad un altro gruppo viene chiesto di effettuare lo stesso movimento. I risultati hanno dimostrato che i soggetti, che hanno svolto realmente il compito hanno avuto un incremento della forza degli abduttori del quinto dito del 30%, mentre in coloro che hanno solo immaginato si è registrato un incremento di forza pari al 22%.