Arco e Golf sono femmina?

Arco è femmina?
(pubblicato nel 1996 sulla rivista Arco, Greentime ed. Bologna)
 
Tra tutte le discipline sportive amatoriali ed agonistiche, il tiro con l’arco ( il golf) oggi rivela una particolare predisposizione ad essere apprezzato dalle donne; cosa strana, derivando da un'attività venatoria antica di 15.000 anni e arte marziale vecchia di 6000 almeno.
Tiro a segno, caccia e guerra: attività virili, mansioni maschili a tutta forza, specializzazioni da secoli riservate al sesso "forte" per definizione.
Se si guarda la storia e la leggenda, comunque, ben presto ci si accorge che tali proposizioni fanno acqua. Senza necessariamente voler prendere in considerazioni Amazzoni et similia, dove l’attributo femminile viene mortificato in sostanza per una combattiva rivalsa sul maschio guerriero nel suo stesso campo d’azione, il mito di Diana rifulge per la sua femminilità. Se si dà uno sguardo alle cinquecentine dedicate alla nobile attività della caccia, si scopre con meraviglia che l’arco e la freccia sono attributi delle cacciatrici, che scendendo in campo con pesanti e pudiche gonne, non possono sfidare cervi e cinghiali con lancia e spiedo da cavallo e quindi colpiscono in distanza con le loro mortali saette. Che delusione per noi maschilisti (arcieri).
Nell’occidente tardo medievale, pare proprio che associare archi e frecce al cavaliere uomo fosse cosa sconveniente. Il Cavaliere deve affrontare virilmente a tu per tu il nemico a distanza ravvicinata con la spada, sia esso il musulmano sia la fiera feroce. Alla donna è concesso l’arco, ed alla sua femminilità, alla sua grazia, ciò non nuoce. Altro discorso per l’Oriente: nessuna vergogna che la componente Yin si esplichi nell’uomo, anzi, la completezza del cerchio è l’obbiettivo del più forte e baffuto Samurai. L’arco è parte di lui anche se la delicata linea delle sue curve si addice più alla sua compagna, la quale peraltro non esita a custodire ed usare la fedele spada (attributo Yang per eccellenza) per difendere la sua casa.
Oggi sempre più ragazze si rivolgono all’arco (al golf) trovando in esso un’esaltazione della loro essenza femminile. Da loro l’arco e la freccia vengono arricchiti istintivamente da una serie di componenti tutt’altro che superficiali. Ma per poterle apprezzare bisogna andare oltre l’apparenza della disciplina, e usare chiavi di lettura che mai negli ultimi cent’anni sono state adottate. Se la disciplina del tiro con l’arco (del golf) viene ridotta ad agonismo e competizione, si scopre innanzi tutto che il divario esistente tra uomo e donna derivante dalla diversità fisica, comune negli altri sport, qui non c’è affatto. Il tiro con l’arco (il golf) è al 99% disciplina mentale, capacità di concentrazione, armonia del gesto e coordinazione. La forza fisica e l’agilità c’entrano ben poco. Ed infatti i risultati parlano chiaro, anche quando tirar d’arco è competitività pura (anche con l’altro sesso).
Ma se si dà uno sguardo alla disciplina intesa come svago fine a sé stesso, come passatempo a contatto con la natura, via di meditazione per conoscersi dentro, come disciplina antistress oppure come semplice mezzo di espressione corporea, si illumina un quadro magnificamente femminile.
Il nostro cervello lavora su due livelli, e mi si perdoni questa banalizzazione di concetti. Se da un lato la componente razionale e speculativa ci differisce dall’animale e ci dona una esuberante presunzione di superiorità sul creato, la via creativa irrazionale ed istintiva galoppa potente, ed è frenata solo dalla ragione. Uno dei drammi moderni dell’esistenza è proprio questo combattimento. Riducendo questo dramma al microcosmo del tiro con l’arco (del golf), noi tecnici d’arco scopriamo queste battaglie nell’istante dello scocco (dello swing). Il cervello ragionante vorrebbe prendere in consegna l’intera responsabilità dell’atto in sé, analizzando la sequenza dei gesti per poterla riprodurre sempre ottimizzata. Il timore del fallimento, della brutta figura, inibisce il fluire del gesto che deve essere il più possibile armonioso, istintivo, perché sia proficuo. E se la ragione interrompe il fluire naturale delle cose, tutto si riduce ad un aborto, ad una via di mezzo che non convince, e conduce alla frustrazione. Perché il gesto sia fluido e produttivo, bisogna eliminare la paura del confronto della propria abilità con gli altri, e per far ciò è necessario saper gioire di cose che (apparentemente) non hanno nulla in comune con il fare centro. Ebbene, una donna comprende immediatamente tale significato.
Provate a concentravi sulla bellezza dell’atto in sé. Il volo della freccia (pallina) diventa come un ponte tra noi ed il l’obiettivo, diventa un modo per unire ciò che vi sta dentro, che conoscete, a ciò che ignorate. Annullare lo spazio (simbolicamente tra noi ed il bersaglio) è già di per sé stesso uno straordinario processo. Farlo con un gesto armonioso, che annulla la tensione muscolare in modo naturale e fluido, diventa materia d’indagine tra le più appassionanti che esistano. Nel tiro con l’arco (nel golf) non c’è nulla di più spettacolare del lungo volo della freccia (pallina) verso il centro (la buca). Proporre questo ad un macho convinto, credetemi, è opera impossibile. Fin da piccolo ha giocato con il kit del piccolo cow boy, ha tirato con gli elastici alle mosche in volo, ha sublimato la sua aggressività disegnando battaglie sanguinose in cui le frecce facevano sprizzare sangue. Proponetegli l’annullamento dello spazio...e vi guarderà stralunato. L’arco teso (l’address) è apparentemente statico, eppure esiste una dinamicità d’azione tanto meravigliosa quanto nascosta che solo una sensibilità femmina può istintivamente cogliere. La sospensione dei sensi dell’istante che precede il tiro è una fuga dalla realtà che dura veramente un attimo, ma fa vivere sensazioni molto forti; acuire questa sensibilità richiede doti Yin spiccate, doti che dovrebbero bilanciare la prepotente parte Yang di tanti uomini. Se da un lato la donna trova immediata soddisfazione in queste cose, l’uomo dovrebbe tentarle, e lavorarci. Solo con questa iconoclasta rivoluzione della propedeutica base nell’apprendimento del tiro con l’arco (in questi anni perseguita da alcune scuole di tiro tradizionale impostate verso la caccia ed il tiro naturale ma con un occhio rivolto verso l’olismo) il processo si è evidenziato: esse hanno vissuto un rapidissimo successo . Cari uomini, mi dispiace. Se volete divertirvi di più con arco e frecce (ferri,legni e palline), provate a guardare con meno diffidenza la vostra parte"donna".
Prof. Vittorio Brizzi